Il nuovo inizio del Verona

di Lorenzo Salvadori
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Un paio di settimane senza il campionato, c'è chi l'ha benedetta questa eterna pausa. Probabilmente serviva al Verona per riordinare le idee: per capire che gli obiettivi, così come s'è giocato finora, sono fuori portata. Guardarsi negli occhi e non tralasciare nulla, bisogna cambiare rotta e bisogna farlo in fretta. Senza l'ansia di dover preparare una partita importante in poco tempo: un paio di settimane per riordinare le idee e ripartire da zero (anzi, da tre).

Ripartire. Già perché, liberandoci delle facili parole di chi ha parlato ai giornali negli ultimi giorni, vogliamo ricordare che l’Hellas è già partito una volta. Non vorremmo che questa parola diventasse il punto centrale nel percorso di un metronomo, che tic e tac scandisce le partite che ci rimangono prima della retrocessione. Dunque riparti come si deve, Verona.

Il si deve, a scanso d’equivoci, permette una e una sola interpretazione: con il Benevento bisogna vincere. Anche giocando male da fare schifo, tanto della prestazione non importa a nessuno: lunedì bisogna vincere. Di motivi ce ne sono anche troppi, a partire dal bottino pieno che raddoppierebbe quello racimolato in sette gare di campionato.

Perché pensandoci, se è vero che tre-più-tre fa sei, il Verona vincendo potrebbe fare un balzo in avanti non da poco, almeno finché la classifica è breve. Ecco un altro buon motivo: aspettare che l’elastico della classifica venga allungato fino a lasciare metri di filo fra i gruppetti di perline forse non è un’ottima idea. Magari a Pecchia non fa differenza se il suo Verona perde uno o dieci a zero, ma questa è una di quelle partite su cui potresti avere grossi rammarichi. Vincere uno scontro-salvezza (perché altro non è e lo scriviamo senza timore alcuno) all’ottava giornata è meglio che curare.

Arrivano poi altre grandi notizie dal fronte: l’attacco è vivo e potrebbe presto formarsi una stabile coppia Kean-Pazzini. Perché ciò che mi ha stupito maggiormente in questo avvio è che, tutto sommato, la difesa non è un disastro. Certo, se subisci per mezz’ora una squadra che ti tira sassate addosso rispondendo con lo sciopero della fame prima o poi un gol te lo prendi, ma il Verona visto a Torino, un po’ fortunato e un po’ disperato, ha forse sbloccato qualche sinapsi offensiva.

Serviva una percezione di calcistica disperazione per far suonare la sveglia e ora si sente il suono tintinnante della paura di sbagliare, che magari mette ansia ma almeno responsabilizza. Con il Benevento bisogna vincere perché altrimenti cade il castello pecchiano della convinzione: credo sia questa la parola più usata in conferenza dall’allenatore gialloblù, ma se contro le streghe arrivasse una sconfitta la demotivazione sarebbe inevitabile.

E poi c’è il derby, che magari di facciata sembra una partita come tutte le altre ma che come ogni stracittadina nasconde le sorprese più grandi solo al triplice fischio. Lunedì contro il Benevento il Verona deve vincere così da sapere già, in futuro, come si fa (sia mai che servisse ancora).

C'è chi l'ha benedetta questa eterna pausa e probabilmente ha fatto bene, ma sapremo solo lunedì cosa è veramente maturato nella testa del Verona. È vero: è un nuovo inizio. Ma tutto ha un inizio, anche l’angoscia.


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